I FIORI DI KABUL

20.10.2025

"Cercavo di capire dove fosse la mia forza, dove si nascondesse, cos'è che muovesse i muscoli e le gambe. Mentre respiravo naso e bocca e osservavo la strada sfrecciare velocissima, metro dopo metro e guardavo avanti e vedevo che c'era ancora strada, pensai che forse era proprio quello, la strada, a darmi forza, ogni metro che la strada mi lanciava contro e ogni metro che io mi gettavo alle spalle. La strada. Era quello, avere strada, davanti, che non finisse mai. E allora la cercai, la strada, la consumai vorace, come un fuoco consuma la paglia a cui si attacca. La strada come paglia per il mio fuoco inestinguibile". E' proprio questa, una piccola parte di questo meraviglioso libro a darmi coraggio, forza e voglia di cambiare le cose. E' qui che Maryam esprime e manifesta la sua ribellione, il suo andare "contro corrente", contro le leggi rigide della sua stessa famiglia, il suo modo di spiegare ciò che nessuno aveva mai spiegato. Dov'è che una donna poteva e può trovare la forza di cadere e di saper rialzarsi, la forza di dire ciò che pensa o in questo caso la forza di andare in bicicletta?

Adoro la perseveranza con cui Maryam affronta ogni difficoltà. Mi piace come in questo libro io sia riuscita a trovare la speranza, dopo le sofferenze che Maryam ha vissuto e io con lei, nonostante il messaggio di denuncia che il libro vuole trasmettere. Perché con Maryam i kilometri e le distanze si sono accorciati, e io ho vissuto tutto con lei, ho immaginato di trovarmi lì, cosa avrei potuto fare io al suo posto.

Non nascondo che oltre ai momenti di gioia e di vittoria, io abbia vissuto con lei quelli di sconfitta; ma in particolare mi ha sorpreso come una frase, cinque parole mi abbiano sconvolta: "E' proprietà di Abdul Khan", e qui "Sentii le lacrime premere sotto le palpebre", come scrive Gabriele Clima. Questa frase mi ha fatto pensare a quanto, anche impropriamente noi utilizziamo questa espressione, nelle canzoni e nel linguaggio comune. Ma cosa significa essere proprietà di qualcuno? E perché mai io dovrei essere una proprietà, una cosa che si possiede? Come mai io persona devo dipendere da qualcuno, non posso fare le mie scelte o dire quello che penso? Sono rimasta a pensare e a riflettere su ciò che avevo letto per un po' e poi mi sono davvero resa conto di quanto noi siamo fortunati e delle condizioni presenti in luoghi come l'Afghanistan e anche se lontane da noi adesso, sono state le condizioni italiane di nemmeno un secolo fa. A questo si collega un'altra citazione con cui Gabriele Clima dice tutto quanto in poche parole: "Sei un fiore prezioso e i fiori preziosi non possono crescere nella polvere [...] questo non è un posto dove essere donne".

Questo libro è una piccola rivoluzione silenziosa, di quelle rivoluzioni che solo dai libri, dalle storie e dalle parole possono partire.

Consiglio questo libro ai ribelli, a chi vuole uscire fuori dagli schemi, da chi vuole superare i propri limiti e a chi come me viene stimolata/o a voler cambiare le cose e rendere il mondo un posto migliore, solo e soltanto dai libri.

Alessandra

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