IL GIOVANE HOLDEN

20.08.2026

Il giovane Holden è uno di quei libri che, quando arrivi all'ultima pagina, non senti davvero di averlo finito. È come se Holden rimanesse ancora un po' accanto a te, con il suo modo strano di parlare, le sue contraddizioni, la sua rabbia e soprattutto quella sua grande sensibilità che cerca continuamente di nascondere. All'inizio può sembrare soltanto un ragazzo ribelle che non sopporta la scuola, gli adulti e quasi tutte le persone che incontra. Ma, andando avanti, ho iniziato a pensare che forse Holden non odia davvero il mondo: forse lo ama così tanto da rimanerne deluso. Holden è un ragazzo che sembra voler stare lontano da tutti, ma allo stesso tempo cerca continuamente qualcuno con cui sentirsi meno solo. Questa contraddizione mi ha colpita molto. Dice di non aver bisogno degli altri, però li cerca; finge di essere forte, ma dentro di sé è fragile; si comporta come se niente gli importasse, quando invece sembra che gli importi tutto. Forse il suo modo di essere arrabbiato è soltanto un modo per non far vedere quanto ha bisogno di essere amato e capito. 

Mi ha fatto pensare che, qualche volta, le persone che sembrano più fredde sono proprio quelle che hanno dentro più sentimento. Il tema che ho sentito più vicino è quello della crescita. Holden ha paura di diventare grande perché pensa che crescere significhi perdere quella parte sincera e innocente che appartiene all'infanzia. Vorrebbe poter fermare il tempo prima che tutto cambi, come se potesse mettere le persone e i ricordi più belli al sicuro in un posto dove niente possa rovinarli. Ma il tempo continua a camminare, anche quando noi vorremmo fermarlo. Holden immagina di stare in un campo pieno di bambini e di doverli afferrare prima che cadano nel precipizio. Io penso che quel precipizio rappresenti proprio la crescita: il momento in cui l'infanzia finisce e iniziamo a conoscere anche le parti più difficili della vita. Holden vorrebbe salvare quei bambini, ma forse, senza rendersene conto, "sta cercando di salvare se stesso". Vorrebbe proteggere quella parte di lui che non vuole diventare adulta, quella parte che ancora crede nella sincerità e nelle cose semplici. E poi c'è Allie, che non è presente, ma sembra esserlo continuamente. Vive nei ricordi di Holden, nelle sue parole e nel dolore che porta dentro. La sua perdita mi ha fatto pensare a quanto sia strano il tempo: quando qualcuno che amiamo se ne va, il mondo continua a vivere come prima, mentre dentro di noi sembra essersi fermato tutto. Forse Holden è rimasto proprio lì, in un punto del passato che non riesce a lasciare. Una parte di lui è ancora accanto ad Allie, e forse per questo crescere gli fa così paura: perché andare avanti significa anche accettare che alcune persone non possono tornare. Tra tutti i personaggi, Phoebe è quella che mi è sembrata più speciale. È piccola, ma riesce a vedere Holden con una profondità che molti adulti non hanno. Non guarda soltanto quello che dice: guarda quello che sente. Mi è sembrato bellissimo il loro rapporto, perché Holden vorrebbe essere lui a proteggere Phoebe, ma in realtà, in un certo senso, *è Phoebe a proteggere lui*. Con la sua semplicità riesce a riportarlo verso qualcosa di vero, verso quella parte di sé che Holden cerca continuamente di nascondere. 

Anche lo stile di Salinger mi è piaciuto molto, perché Holden non racconta la sua storia come se fosse qualcosa di ordinato e perfetto. Parla come pensa, cambia argomento, si contraddice, ripete le cose. Ed è proprio questo che lo rende così umano. Sembra quasi di ascoltare la voce di un ragazzo seduto accanto a noi, che racconta quello che gli passa per la testa senza sapere bene come spiegarlo. Non ci racconta soltanto quello che gli succede: ci fa entrare nel modo in cui lui guarda il mondo. Alla fine penso che Il giovane Holden sia un libro sulla solitudine, sul dolore e sulla paura di cambiare, ma soprattutto sia un libro sull'innocenza. Holden vorrebbe conservarla per sempre, come si conserva qualcosa di prezioso che abbiamo paura di rompere. Però forse crescere non significa perdere completamente il bambino che siamo stati. Significa imparare a tenerlo dentro di noi, anche quando la vita diventa più complicata. Forse è questo che Holden deve ancora imparare: non possiamo impedire alle persone che amiamo di crescere, di cambiare o di cadere. Non possiamo fermare il tempo e non possiamo vivere al posto degli altri. Possiamo soltanto restare abbastanza vicini da poter tendere una mano quando qualcuno ne ha bisogno. Holden vorrebbe impedire a tutti di cadere, ma la vita non può essere vissuta senza cadute. A volte dobbiamo perderci per ritrovare la strada, dobbiamo cambiare per capire chi siamo, dobbiamo lasciare andare qualcosa per poter continuare a camminare. 

Quello che mi ha lasciato questo libro è una sensazione difficile da spiegare: una tristezza dolce, come quella che si prova quando si guarda qualcosa di bellissimo sapendo che non durerà per sempre. Mi ha fatto pensare che forse è proprio questo il senso del crescere: non riuscire a trattenere tutto ciò che amiamo, ma imparare a custodirlo dentro di noi. Perché alcune persone se ne vanno, alcuni momenti finiscono e noi cambiamo, anche senza volerlo. Ma ciò che abbiamo amato davvero non scompare del tutto. *Rimane nei nostri ricordi, nelle nostre parole, nel modo in cui guardiamo il mondo. E forse Holden, più di ogni altra cosa, vorrebbe proprio questo: che qualcosa di bello potesse rimanere intatto. Forse non possiamo fermare il tempo. Ma possiamo continuare a voler bene a ciò che il tempo ci ha portato via.

Alessandra

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