C'è un'età precisa, un limbo sospetto che coincide con i dodici anni, in cui il mondo smette improvvisamente di essere una favola illustrata e si rivela per quello che è: un posto immenso, a tratti feroce, dove gli adulti non hanno superpoteri, ma si piegano sotto il peso dei propri segreti e della miseria. Per il lettore che si...
COYOTE E IL POSTO PERFETTO

Il secondo capitolo di "Coyote Sunrise" non è semplicemente il seguito de L'imprevedibile viaggio, ma un'immersione più profonda nel cuore pulsante di un viaggio che trascende i confini fisici per abbracciare le vastità dell'anima. Se il primo libro ci ha mostrato la fuga, questo ci insegna la metamorfosi, la lenta e dolorosa ma necessaria trasformazione che segue la tempesta.
La strada percorsa da Coyote non è più solo un susseguirsi di chilometri sotto un cielo a volte amico, a volte ostile. È diventata un sentiero tortuoso che si snoda attraverso i paesaggi interiori, un percorso di scoperta dove ogni curva rivela un nuovo frammento di sé, un ricordo sopito, un'emozione inesplorata. L'autobus Yager, con la sua carrozzeria sbiadita e il suo motore che tossisce, non è più solo un mezzo di trasporto, ma un rifugio, un microcosmo di vita dove le anime si incontrano e si intrecciano, imparando a convivere con le proprie ombre.
Salvador, in questo contesto, emerge non solo come un amico, ma come un faro nella nebbia. La sua presenza silenziosa, la sua capacità di ascoltare senza giudicare, di esserci senza chiedere nulla in cambio, è il vero motore della guarigione di Coyote. È attraverso il suo sguardo limpido che Coyote inizia a vedere non solo le ferite, ma anche la forza che esse portano con sé. Il loro legame è la dimostrazione tangibile che l'amicizia vera può essere più forte dei legami di sangue, un porto sicuro dove le fragilità non sono debolezze, ma ponti verso una comprensione più profonda. Salvador è la quiete che permette a Coyote di ascoltare il suono del proprio cuore, un suono che prima era soffocato dal rumore della paura.
La penna di Dan Gemeinhart si muove con una grazia inaspettata, tessendo una prosa che è allo stesso tempo semplice e profondamente poetica. Non c'è artificio, solo verità. Le sue parole sono come petali caduti su un terreno arido: portano con sé la promessa della vita, la capacità di far germogliare la speranza anche nei cuori più provati. Descrive la polvere che si alza dalla strada come se fosse un respiro della terra, il sole che tramonta come un addio carico di promesse per l'alba. Ogni immagine è intrisa di un'emotività sottile, capace di toccare le corde più recondite dell'animo umano, rendendo il lettore partecipe di ogni gioia fugace e di ogni malinconia persistente.
Le differenze con il primo libro sono quelle di una crisalide che si schiude. Se prima la narrazione era dominata dall'urgenza della fuga e dalla necessità di proteggere ciò che restava, ora il focus si sposta sulla ricostruzione, sulla ricerca di un senso. Coyote non è più solo un'ombra in fuga; sta imparando a dare un nome alle sue paure, a confrontarsi con i fantasmi del passato, a capire che il vero coraggio non sta nel non cadere, ma nel rialzarsi ogni volta. Il rapporto con suo padre, Rodeo, si evolve verso una maggiore onestà, una condivisione più autentica delle vulnerabilità, trasformando il loro legame da una fragile tregua a una solida alleanza.
Questo libro è un invito a guardare oltre la superficie, a riconoscere che la bellezza più autentica spesso si cela nelle imperfezioni, nelle cicatrici che raccontano storie di battaglie vinte e di lezioni apprese. È la conferma che la casa non è un luogo fisico, ma uno stato d'animo, un sentimento di appartenenza che si può trovare negli occhi di un amico, nel calore di un abbraccio, nella forza di una storia condivisa. È una riflessione sulla resilienza, sulla capacità umana di trovare luce anche nelle tenebre più fitte, e sulla profonda verità che, finché avremo una storia da raccontare e qualcuno con cui condividerla, non saremo mai veramente perduti. Questo libro è un tesoro prezioso, un viaggio che consiglio vivamente a chiunque senta il bisogno di esplorare le profondità del proprio cuore. Lo consiglio a chiunque abbia mai provato la sensazione di essere un po' fuori posto, un po' diverso, un po' solo. È per chi crede nella forza dell'amicizia, quella vera, quella che ti sostiene anche quando il mondo sembra crollarti addosso.
È un libro per chi ama le storie che fanno pensare, che ti lasciano con un sorriso sulle labbra e una leggera malinconia nel cuore, quella dolce malinconia che ti ricorda quanto sia preziosa la vita, con tutte le sue gioie e i suoi dolori. Lo consiglio a chiunque abbia bisogno di ricordare che anche dopo le tempeste più violente, il sole può tornare a splendere, e che le cicatrici non sono segni di debolezza, ma testimonianze di coraggio e di guarigione.
Se ti sei mai sentito perso, se hai mai desiderato un amico che ti capisse senza bisogno di parole, se credi che anche dalle ceneri si possa far rinascere qualcosa di meraviglioso, allora questo libro è per te. È un abbraccio in forma di parole, un sussurro di speranza che ti accompagna lungo il cammino, ricordandoti che non sei mai solo.
Alessandra
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La seconda parte del libro L'imprevedibile viaggio di Coyote Sunrise sussurra la parola libertà, non parla solo di ricordi, ma dell'evoluzione della vita di Coyote, dal primo libro cambia tutto. Ella e Rodeo vogliono fuggire dal passato pensando che esso non li raggiunga mai.
Il viaggio di Coyote nei vari stati statunitensi è l'esplorazione delle nostre emozioni in ogni momento. I sentimenti dei Sunrise si mischiavano con i miei rendendo tutto più magico.
La trasformazione di Coyote da bruco, crisalide a farfalla è molto evidente, già dalla fine del primo libro si intravedevano le tracce di una nuova Ella capace di gestirsi e di non continuare a fuggire, consapevole di ciò che la stava aspettando.
Coyote per la prima volta dopo anni entra nella sua scuola, un luogo che per i ragazzi dovrebbe essere rifugio, una seconda casa, ma che per lei come altri si è trasformato in un luogo di paura, dove si ha costantemente timore di essere giudicati in tutto, gli insegnanti dovrebbero essere le stelle nel nostro percorso che ci devono guidare non solo nello studio, ma nel diventare delle persone.
Ma come si diventa una persona?
Quando nasciamo siamo delle persone solo sotto alcuni aspetti, siamo umani che devono imparare a vivere grazie alle esperienze e alle persone che ci circondano, i nostri genitori, i nostri parenti o i nostri insegnanti. Sono coloro che ci conoscono meglio, con cui passiamo moltissimo tempo e sono loro la parte fondamentale della nostra crescita. Gli insegnanti ci osservano in silenzio, sono coloro che si siedono al nostro fianco durante i momenti difficili, devono essere la nostra bussola che deve aiutarci a non perderci e a seguire la dritta via. Nel caso di Coyote succede tutt'altro; gli insegnanti ci sono, ma non si sentono. Dan Gemeinhart descrive Coyote come un'aragosta solitaria in mezzo a una pentola di granchi; ma perché ci si sente così? Ci si sente inadeguati, un po' fuori luogo come se ti tuffassi senza saper nuotare, ci provano tutti a salire in superficie, ma non tutti ce la fanno, perché al loro fianco non c'è quella persona, quella persona che fa il tifo per te anche se siete in competizione, gli amici.
Tutti noi meritiamo almeno un Salvador nella nostra vita, quell'amico fedele che non ti lascia mai, in qualsiasi momento, il tuo salvagente umano, colui che sai non ti lascerà mai solo. Salvador, che per poco non si è fatto arrestare per seguire la sua migliore amica Coyote, non si è pentito di ciò che ha fatto, aiuta Ella in tutti i sensi, la aiuta nel cercare il libro, ma anche nel trasformarsi, le fa capire che non deve cambiare, perché è unica nel suo genere, lei è Coyote, colei che lo fa disperare quando non risponde ai messaggi, colei che ha iniziato a farlo sognare, a fargli capire che la vita non è vita se non rischi.
Coyote ci invita sempre ad andare avanti, a guardare oltre. Questo libro è la prova che dalla morte si può far nascere la vita, Ella percorre migliaia di chilometri per ridare vita ai sentimenti di sua madre, per renderla di nuovo felice, all'inizio fa fatica ad accettare tutto questo, ha scoperto da poco che in realtà sua madre è sempre stata accanto a lei e non vuole lasciarla andare così presto, però grazie a Wally capisce che deve staccarsi da lei per rimanerne attaccata.
Dan Gemeinhart dà voce a Coyote in una maniera straordinaria, descrivendo il tutto in una maniera a dir poco fantastica, riuscendo a far sognare il lettore ad occhi aperti, dando vita a una ricerca disperata del posto perfetto, riesce a far rialzare Coyote nei momenti difficili facendola aggrappare a Salvador che è come la stella polare che aiuta Ella, la sua presenza non si sente sempre, raggiunge solo Coyote che, come al solito, capisce subito il segnale rendendolo sempre più prezioso.
«Ma sapete che c'è?
Io penso che a volte l' universo sia pazzesco.
E quando dico pazzesco intendo meraviglioso.
E quando dico penso intendo ne sono certa»
Parola di Coyote Sunrise!
Marilù
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