LA LADRA DEL VENTO
Ho appena finito "La ladra del vento" di Davide Morosinotto e ho un nodo gigante nello stomaco: pensavo fosse solo una storia di navi e spie nel Medioevo, ma mi ha cambiato un pezzettino di cuore.
La storia di Angela Da Mar, che perde tutto nella laguna di Venezia e deve scappare travestita da ragazzo su una nave diretta ad Alessandria d'Egitto, mi ha stretto il petto. Il rapporto tra Angela e sua madre mi ha ferito dentro: la madre non accetta la sua passione per la navigazione, la rimprovera continuamente per la sua indipendenza, e quando la famiglia cade in rovina arriva persino ad allontanarla e ad accusarla della loro sventura. Sentirsi rifiutati dalla propria madre fa un male cane, ti toglie la terra sotto i piedi. Questo viaggio sul mare sembra proprio il percorso che facciamo tutti quando usciamo dall'infanzia: è gigante, fa paura, ti costringe a cercare una nuova te stessa e a capire chi sei quando chi dovrebbe amarti ti volta le spalle. Questo mi ha fatto riflettere sul tema dell'identità: a volte, per difendere chi siamo davvero, dobbiamo scontrarci con le persone che ci hanno messo al mondo, ed è una solitudine che gela il sangue.

Nel mezzo di questa avventura entrano in gioco Andrea e Matteo, i due fratelli che si uniscono al viaggio e diventano grandi amici di Angela. Tra i due, io preferisco nettamente Matteo rispetto ad Andrea: le sue caratteristiche e la sua profondità lo rendono un personaggio decisamente più interessante, vero e profondo, capace di farsi strada nel cuore di chi legge. Attraverso di lui emerge il tema del destino e delle scelte personali. Ti fa capire che non siamo definiti dal ruolo che gli altri decidono per noi e che la vera forza sta nel modo in cui decidiamo di reagire davanti alle ingiustizie, anche quando tutto il mondo intorno sembra viaggiare su binari già stabiliti.
La magia vera è come scrive Davide Morosinotto. Usa parole semplici che arrivano dritte al punto. Ti fa sentire il freddo dell'acqua della laguna e ti fa entrare nella testa di questi ragazzi del IX secolo, facendoti accorgere che i loro pensieri e le loro emozioni sono uguali ai nostri. Non spiega la storia come a scuola; ti fa vivere i pregiudizi dell'epoca sulla pelle, attraverso i dettagli e le enormi difficoltà che i protagonisti devono affrontare per farsi valere in un mondo dominato da giochi di potere più grandi di loro. Il libro affronta il contrasto eterno tra la purezza dei legami dei ragazzi e l'ipocrisia degli adulti, che usano la fede, la politica e i segreti per i loro scopi personali. La sua scrittura sembra un film, ma ha una delicatezza emotiva che ti fa rallentare, perché certe frasi hai bisogno di rileggerle per farle accomodare dentro di te. Questo libro mi ha insegnato che la paura di non essere abbastanza, il dolore del rifiuto familiare e il desiderio profondo di trovare il proprio posto nel mondo sono le stesse identiche cose oggi e mille anni fa.
Alessandra
